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Lenti per sognare un’altra vita

Emma Dante e la sua Trilogia degli Occhiali

di Andrea Riccio

 

Una scena di Ballarini, foto di C.Maringola

Il Palladium, con la sua aria chic e un po’ dimessa, è gremito di gente. Anche la sala, raccolta, confidenziale, aiuta a sentirsi a proprio agio. A sorpresa l’attore del primo monologo è già in scena. Dalla prua di una nave spruzza acqua al pubblico. Poi d’improvviso la luce cala e per quasi tre ore il mondo ci appare lontano, scollegato. Merito del meraviglioso effetto straniante che pochi sanno regalare come Emma Dante, che ha raccontato a Nuove Proposte il suo ultimo lavoro, la Trilogia degli Occhiali.

Occhiali come metafora di un disagio. Perché ha scelto proprio questo oggetto? E in realtà, cosa si cela dietro gli occhiali?

Gli occhiali magici, che servono a tenere costipata l’intelligenza dentro il cervello, come dice ‘o Spicchiato, servono ai miei personaggi per sognare un’altra vita. Una vita a loro negata: il marinaio sogna il mare, il malato catatonico il movimento e la vecchina il suo grande amore, il marito morto prima di lei.

Ultimo aggiornamento Martedì 12 Aprile 2011 16:30 Leggi tutto...
 

L'equilibrio della Catasta

Tentativi di convivenza sul Mediterraneo

di Francesca Carli

Fernand Braudel diceva che il Mediterraneo è “una serie di culture accatastate le une sulle altre”. E come tutte le cataste, ora deve fare i conti con il proprio precario equilibrio: più di un milione le persone al Cairo contro Mubarak, Tunisi che si prepara al dopo Ben Alì, re Abdullah di Giordania che - per volontà del popolo - ha rimosso il primo ministro Samir Rifai e Algeria e Libano dove la tensione è altrettanto alta. E l’Europa? Sembra essere stata presa in contropiede. La convivenza, in questo grande condominio che sono le sponde del Mediterraneo, non è cosa semplice.

Ultimo aggiornamento Giovedì 19 Maggio 2011 15:25 Leggi tutto...
 

La nostra stagione

Epopea (a lieto fine) della cittadinanza attiva

di Andrea Riccio

direttore Andrea RiccioRiassunto delle puntate -  e degli stati d’animo - precedenti. Circa dodici periscopi fa (se la memoria non mi tradisce, si trattava proprio del mio periscopio d’esordio) ho parlato di un’Italia che percepivo alla deriva, sia sul piano istituzionale che civile. Raccontavo il vuoto politico e di cittadinanza da cui mi sentivo circondata ed asfissiata. Raccontavo tutta la mia indignazione e il mio disappunto. E in questi mesi, sia che si parlasse di istruzione pubblica, che di nuovi e deprimenti modelli di star system, o dell’atteggiamento nostrano, e occidentale in generale, nei confronti delle rivolte medio-orientali,  ho proseguito imperterrita nella narrazione di questa deriva nazionale, di un Paese che sentivo sempre meno mio e dal quale, nonostante tutto, non voglio separarmi, convinta come sono che necessiti della forza, dell’energia – ma anche della rabbia – di quelli della mia generazione (e di quelle vicine) per cominciare un difficile, ma possibile, processo di cambiamento.

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Le verità su Lampedusa

La necessità di una politica italiana sull’immigrazione

di Luigino Borgia

Direttore responsabile Luigino Borgia

Nell’odierna vicenda degli sbarchi a Lampedusa, al di là delle visioni antitetiche – dettate per lo più da concezioni di marca ideologica – che stanno alimentando il dibattito e i media in questi giorni, e al di là di un’indubbia e giustamente ineliminabile componente emotiva, ci sono alcuni aspetti che credo possano essere ritenuti fatti oggettivi. Primo fatto: l’Italia, per la sua posizione geografica, si configura come un naturale “approdo” per i popoli migranti provenienti dal Maghreb e dal Medio Oriente. Questa posizione connaturata non deve comportare in modo altrettanto naturale la permanenza di tutti i migranti sul suolo nazionale, soprattutto se questa permanenza non viene debitamente organizzata a livello istituzionale. Secondo fatto: il nostro Paese, ad oggi, non ha attuato delle consone politiche di immigrazione  e le leggi vigenti non si configurano come uno strumento idoneo a gestire i flussi migratori.

Ultimo aggiornamento Venerdì 06 Maggio 2011 06:44 Leggi tutto...
 

L’arte del Burlesque

Spopola la tendenza del momento

di Pierpaolo Polcaro

Si scrive burlesque, si legge seduzione. Il fenomeno del momento, che ha conquistato i palcoscenici di tutto il mondo, è finalmente arrivato anche in Italia. Con il termine francese burlesque, che deriva dal latino burra, ossia inezia, poi italianizzato in burla, si allude oggi ad un travolgente gioco d’ironia e sensualità, in cui protagonista indiscusso è il corpo della donna. Un mix accattivante ed esplosivo, i cui ingredienti sono veri e propri strumenti di seduzione come corpetti, tacchi a spillo, parrucche, lustrini e una vasta gamma di accessori stravaganti. Quella che sembra essere la moda dell’anno affonda in realtà le radici nell’Inghilterra vittoriana, come forma di spettacolo che parodiava i pomposi testi drammatici dei grandi autori del passato e al contempo le abitudini dell’aristocrazia del tempo. Ad un’esile trama teatrale si accompagnavano canzoni, balli e divertenti siparietti di incalzante comicità. Inoltre, per mantenere vivo l’interesse del pubblico, soprattutto maschile, compariva sul palco anche qualche donna vestita in abiti per l’epoca succinti.

Ultimo aggiornamento Martedì 12 Aprile 2011 16:28 Leggi tutto...
 
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