Spopola la tendenza del momento
di Pierpaolo Polcaro
Si scrive burlesque, si legge seduzione. Il fenomeno del momento, che ha conquistato i palcoscenici di tutto il mondo, è finalmente arrivato anche in Italia. Con il termine francese burlesque, che deriva dal latino burra, ossia inezia, poi italianizzato in burla, si allude oggi ad un travolgente gioco d’ironia e sensualità, in cui protagonista indiscusso è il corpo della donna. Un mix accattivante ed esplosivo, i cui ingredienti sono veri e propri strumenti di seduzione come corpetti, tacchi a spillo, parrucche, lustrini e una vasta gamma di accessori stravaganti. Quella che sembra essere la moda dell’anno affonda in realtà le radici nell’Inghilterra vittoriana, come forma di spettacolo che parodiava i pomposi testi drammatici dei grandi autori del passato e al contempo le abitudini dell’aristocrazia del tempo. Ad un’esile trama teatrale si accompagnavano canzoni, balli e divertenti siparietti di incalzante comicità. Inoltre, per mantenere vivo l’interesse del pubblico, soprattutto maschile, compariva sul palco anche qualche donna vestita in abiti per l’epoca succinti.
Importato successivamente negli Stati Uniti, il genere ebbe grande successo soprattutto fra gli strati di società meno abbienti, tanto da essere chiamato anche “the poor men's follies”, le follie dei poveri. Verso fine ‘800 si spogliò della parte drammatica per dare più spazio alle esibizioni delle donne poco vestite. Tra gli show più famosi il tanto chiacchierato “Ixion”, messo in scena dalla compagnia inglese “British Blondes” di Lydia Thomson. Mancava tuttavia ancora la componente dello spogliarello, oggi preponderante, che fu introdotto solo più tardi, pare casualmente, a seguito di un incidente avvenuto in scena nel 1917 alla ballerina Mae Dix, che perse il vestito sul palco. Molte furono le critiche rivolte a questo tipo di spettacolo, che tanto sembrava offendere la morale pubblica, con le sue protagoniste dai discutibili costumi. In seguito esso andò gradualmente contaminandosi con altri generi e forme d’espressione, come lo striptease, la danza del ventre, il charleston, il circo, il varietà. Successivamente l’avvento della pornografia e un pubblico sempre più esigente favorirono forme di spettacolo sempre più spinte, rispetto al più casto burlesque. Negli anni ‘90 una cultura vintage ha riscoperto usanze passate, inaugurando una forma di neo-burlesque. La componente ironica appare oggi molto più accentuata che in passato. In un turbine di piume e pailette sempre più donne si trasformano in dive e da tali si svestono con eleganza. Ad essere rievocati sono scenari, stili e ambientazioni retrò, oltre alla classe di una femminilità ormai perduta, fatta di movenze, sguardi e seduzione. Un gioco di donna dove a contare non è più quello che si vede, ma ciò che ci si aspetta di vedere.








