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Le verità su Lampedusa

La necessità di una politica italiana sull’immigrazione

di Luigino Borgia

Direttore responsabile Luigino Borgia

Nell’odierna vicenda degli sbarchi a Lampedusa, al di là delle visioni antitetiche – dettate per lo più da concezioni di marca ideologica – che stanno alimentando il dibattito e i media in questi giorni, e al di là di un’indubbia e giustamente ineliminabile componente emotiva, ci sono alcuni aspetti che credo possano essere ritenuti fatti oggettivi. Primo fatto: l’Italia, per la sua posizione geografica, si configura come un naturale “approdo” per i popoli migranti provenienti dal Maghreb e dal Medio Oriente. Questa posizione connaturata non deve comportare in modo altrettanto naturale la permanenza di tutti i migranti sul suolo nazionale, soprattutto se questa permanenza non viene debitamente organizzata a livello istituzionale. Secondo fatto: il nostro Paese, ad oggi, non ha attuato delle consone politiche di immigrazione  e le leggi vigenti non si configurano come uno strumento idoneo a gestire i flussi migratori.

Questo perché, troppo rigide in certi aspetti, queste leggi non rappresentano un buon deterrente alla clandestinità, non facilitano l’accesso “regolare” delle comunità extracomunitarie e non consentono, di conseguenza, di cogliere l’apporto positivo che queste popolazioni hanno sulla nostra economia, ma anche sulla nostra cultura e società. L’inadeguatezza della nostra policy su questo tema è evidente anche nel comportamento avuto dalla Commissione Europea in occasione degli ultimi sbarchi; in sostanza l’Europa dichiara che l’Italia è di fronte ad un problema di gestione interna, in quanto gli altri “membri storici” dell’Unione hanno una popolazione immigrata tripla rispetto alla nostra, pur avendo meno di un terzo dei nostri problemi. Terzo fatto: non possiamo pensare di poter sostituire un intervento strutturato e serio sui flussi di migranti con accordi bilaterali con alcune nazioni che si affacciano sull’altra sponda del Mediterraneo. In particolare, il riferimento è all’intesa stretta con la Libia in merito ai cosiddetti respingimenti che, sebbene poco narrati dai nostri telegiornali, si sono rivelati una pratica inumana, inosservante dei principali diritti umani e primo fra tutti, in numerosi casi, quello alla vita. Quarto fatto: anche se, giustamente, non si ha intenzione di accettare l’ingresso di tutti gli sbarcati a Lampedusa, non è possibile negare -  per la loro, anche breve, permanenza nei centri di accoglienza italiani - delle condizioni igieniche decorose, né tantomeno bloccare gli aiuti delle organizzazioni umanitarie; considerando questi esseri umani alla stregua di animali, o anche peggio. Enunciati i fatti, non intendo banalizzare l’attuale problema che sta coinvolgendo il nostro paese, né affermare che esista una soluzione immediata e indolore. Quel che è certo è che se i decisori non prendono coscienza dell’inadeguatezza delle odierne politiche sul tema continueremo a procedere a tentoni, nel caos assoluto, perdendo anche di vista la sfida che ci viene lanciata dalla globalizzazione.

Ultimo aggiornamento Venerdì 06 Maggio 2011 06:44  
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