Storia di un disco e di un chitarrista
Un pomeriggio di sole, nell’I-pod scorrono le note di canzoni senza parole, sette brani che spaziano dal rock al funk, ognuno racconta una storia diversa. Una predilezione per Didi’s song. Ma è giusto che sia Vince a raccontare quest’opera prima….
Chi è Vincenzo Carpentieri?
Vincenzo Carpentieri è un ragazzo che una volta aveva 16 anni. E quando aveva 16 anni gli hanno regalato una chitarra e da allora non l’ha mai più lasciata.

Ed oggi questo ragazzo è arrivato a una tappa importante….
Finalmente il mio primo disco da solista. E’ stata una bella esperienza, una bella avventura, un rischio per certi versi.
Titolo?
No WordsPerché?
No Words nasce da una serie di esperienze, dieci anni di esperienze in cui ho accumulato idee, ispirazione, eventi belli e brutti. E soprattutto ho accumulato una serie di eventi che mi hanno lasciato senza parole. Nel senso che esiste sempre un termine per esprimere una determinata cosa, ma non sempre se ne trova uno per esprimere le peculiarità personali della medesima cosa. E allora mi sono interrogato su quale fosse il mezzo migliore per me per descrivere quella cosa. E ovviamente è la musica…io so fare soprattutto quella. E ho cercato di raccontare, piuttosto che suonare, di raccontarmi.
È stata dura?
Mi ci è voluto del tempo. Il disco ha impiegato quasi due anni ad essere composto, realizzato, registrato e credo di essere riuscito nel mio intento. Se non altro, quando sto nel mio studio e lo ascolto rivivo quelle sensazioni. Belle o brutte che siano. Insomma - sorride - per me funziona!
Ai posteri l’ardua sentenza!
Dieci anni di esperienza e due anni per fare il primo disco. Ma allora cosa hai di meno rispetto a chi partecipa ai talent show e in dieci mesi fa dischi, concerti, San Remo?
È una domanda difficile questa. Credo che alla base ci siano percorsi diversi, percorsi più o meno sinceri. C’è una bella differenza tra una cosa nata per essere un prodotto di mercato e una che nasce per un impulso interiore. Con questo non voglio dire che i talent show veicolino necessariamente prodotti poco onesti ma - anche in questo caso - ai posteri l’ardua sentenza!
Ma quindi che musica è quella dei talent show?
È spesso musica fatta a tavolino per un pubblico pensato a tavolino. Musica da addetti marketing.
Da cosa credi dipenda questa “faciloneria” musicale? Ma anche culturale, sociale….
Probabilmente dal fatto che negli ultimi dieci – quindici anni abbiamo smesso di cercare , perché abbiamo tutto a portata di mano e tutto diventa facile. Una mole incredibile di informazioni, troppe forse, che ci danno l’ebrezza di credere che il sapere che esistano equivalga a dominarle. Accade un po’ in tutti i campi, anche nella musica, soprattutto quando un ragazzo oggi inizia a suonare. Dipende in buona parte dal web, una grandissima risorsa - senza la quale ad esempio No Words non esisterebbe – ma anche un fattore penalizzante che può rendere pigri e inibire la creatività.
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