Emozioni perdute in scena al de’ Servi
di Mario Russo

Uno spettacolo scritto da Gianluca Crisafi e diretto da Davide Lepore. Un viaggio alla ricerca delle emozioni perdute e della capacità di esprimerle. Un teatro moderno, dinamico, vicinissimo al linguaggio cinematografico. In scena al Teatro de’ Servi fino al 6 marzo, ha finora già raccolto ampi consensi. Alla prima del 15 febbraio gli attori più volte sono stati interrotti da applausi a scena aperta. Un gradimento confermato dal pubblico anche a fine spettacolo.
Una conferma della bontà dell’incontro tra il modo di scrivere dell’autore e le idee del regista. Un sodalizio artistico inaugurato la scorsa stagione con il successo di “Fai come se fossi a casa mia”.
“Gianluca – afferma il regista – scrive le cose come le scriverei io se sapessi scrivere. Io gli do l’idea e lui la scrive immediatamente”.
Questa volta i due artisti, abbandonando la sit-com americana, propongono uno spettacolo dai ritmi serrati, caratterizzato dall’eliminazione dei bui tra una scena e l’altra e dall’utilizzo di immagini video come raccordo così da ottenere un effetto di sequenzialità e verità che spesso solo la pellicola può regalare. “Quando Davide mi ha presentato la sua idea – afferma l’autore – mi ha detto ‘voglio fare un film a teatro’ e a me la cosa è subito piaciuta”. Riguardo alla ricerca delle emozioni, tema dello spettacolo, “il motivo – dice ancora Crisafi – sta nel fatto che nella nostra società si va diffondendo sempre di più una preoccupante aridità emotiva che ci fa perdere tutto, ci fa dimenticare dei valori che sono semplici, ma che per andare avanti sono importanti”.
Elisa è la protagonista. Affermata direttrice di una rivista glamour, crede di avere avuto tutto dalla vita: il talento, la realizzazione professionale, l’amore. Ma una sera, d’improvviso, e apparentemente senza motivo, il suo fidanzato Francesco - con un messaggio nella segreteria telefonica - le annuncia che la loro storia è finita. In poche ore il suo mondo fatto di apparenti certezze si sgretola.
Inizia un viaggio interiore che porterà Elisa a scoprire, con grande amarezza, la propria responsabilità in quanto accaduto. Un viaggio costellato di personaggi esilaranti, dalle personalità spiccate e tra loro differenti che rappresentano le diverse dinamiche e strategie che comunemente mettiamo in atto nei rapporti con gli altri. Una sorta di scatola cinese fatta di storie nella storia. Un viaggio in cui le domande diventano sempre più incalzanti e ti costringono a guardarti sempre più in fondo. Un crescendo che alla fine ti lascia in “mutande” perché di sicuro in una di quelle situazioni ti ci sei trovato anche tu.
“Elisa – afferma Perla Liberatori che la interpreta – è un personaggio che rispecchia la realtà perché tutti noi, chi più chi meno, siamo troppo presi da noi stessi e da quello che dobbiamo fare e riusciamo a ritagliare per gli altri solo, e non sempre, piccolissimi spazi”.
In scena attori provenienti quasi tutti dal doppiaggio, come lo stesso regista che con estro e “tecnologia” è riuscito ad accostare scene lontane nelle spazio e nel tempo. Nella rappresentazione si avvale anche della partecipazione in audio e video di Dario Cassini, noto al grande pubblico per le sue performance in TV. “Il cuore dello spettacolo – afferma Lepore – è la comunicazione. Non a caso all’interno abbiamo, oltre al teatro, dei video, tanta musica, la radio, il doppiaggio, il linguaggio dei sordomuti, i sottotitoli, ma tutti questi elementi devono servire a farci capire che l’unico vero mezzo di comunicazione è guardarsi negli occhi e parlare”.
Il temperamento e la condivisione poi, che caratterizzano la sua regia, sono stati il collante perfetto per tenere insieme talenti che scalpitano, valorizzandone caratteristiche e peculiarità. Un gruppo unito e pieno di brio che ha meritato fino all’ultimo gli applausi ricevuti e che sicuramente saprà regalarci ancora cose belle.
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