Nuove Proposte ONLINE! Mensile di informazione di Roma e del Lazio.

  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home A Tu Per Tu Lenti per sognare un’altra vita

Lenti per sognare un’altra vita

Emma Dante e la sua Trilogia degli Occhiali

di Andrea Riccio

 

Una scena di Ballarini, foto di C.Maringola

Il Palladium, con la sua aria chic e un po’ dimessa, è gremito di gente. Anche la sala, raccolta, confidenziale, aiuta a sentirsi a proprio agio. A sorpresa l’attore del primo monologo è già in scena. Dalla prua di una nave spruzza acqua al pubblico. Poi d’improvviso la luce cala e per quasi tre ore il mondo ci appare lontano, scollegato. Merito del meraviglioso effetto straniante che pochi sanno regalare come Emma Dante, che ha raccontato a Nuove Proposte il suo ultimo lavoro, la Trilogia degli Occhiali.

Occhiali come metafora di un disagio. Perché ha scelto proprio questo oggetto? E in realtà, cosa si cela dietro gli occhiali?

Gli occhiali magici, che servono a tenere costipata l’intelligenza dentro il cervello, come dice ‘o Spicchiato, servono ai miei personaggi per sognare un’altra vita. Una vita a loro negata: il marinaio sogna il mare, il malato catatonico il movimento e la vecchina il suo grande amore, il marito morto prima di lei.

 

La trilogia si compone di storie autonome, anche stilisticamente diverse. Eppure a vederla tutta d’un fiato si percepisce una forte continuità emotiva. Quanto è importante, a suo avviso, vedere i tre atti insieme?

All’inizio avevo pensato ad una trilogia in cui gli spettacoli potevano essere autonomi e quindi visti anche separatamente, ora invece mi rendo conto che ciò non è possibile in quanto sono strettamente legati da un’economia dell’emozione che si estende in tutti e tre, lasciando allo spettatore frammenti di idee, di visioni, di schizzi di gioia e di dolore. Mi sembra che così la trilogia abbia un suo respiro e, se dovessi pensarli separati,  immaginerei “Acquasanta” come il soliloquio di un pazzo e “Ballarini” come ad uno spettacolo-performance in cui la danza accompagna la solitudine della vecchia donna.

Sia in “Il Castello della Zisa” che in “Ballarini” la Sicilia (e Palermo), la sua terra, la fa da padrona nei riferimenti geografici e nei dialoghi. Da dove nasce, invece, la scelta del dialetto napoletano per Acquasanta (oltre che dal talento di Carmine Maringola)?

Ne il  “Castello” e in “Ballarini” il testo è davvero ridotto e neanche si fa in tempo a capirne la radice. È più importante il gesto, l’espressione corporea, che come sempre sono dialettali. Io faccio una ricerca sulla lingua partendo dai dialetti del sud. Le Pulle era per metà in napoletano, in Cani di Bancata c’era il pugliese oltre al napoletano e al siciliano e anche in Mpalermu, il nostro primo spettacolo, uno dei parenti della famiglia Carollo parlava il napoletano perché veniva da Pollenatrocchia. Chiaramente l’identità dell’attore con cui lavoro è molto importante per me, la sua lingua, in questo caso il napoletano per Carmine, mi aiuta a stimolarlo, a renderlo più vero, a responsabilizzarlo.

La trilogia è una performance molto “fisica” dove il movimento e il ritmo sono componenti sceniche fondamentali. Per preparasi a questo spettacolo gli interpreti hanno seguito un training particolare? Hanno una formazione specifica?

Gli attori che lavorano con me sono sempre molto allenati. Si allenano per conto loro seguendo una serie di esercizi messi a punto in questi anni di metodo con la compagnia.

Timer, carillon, bambole musicali…l’idea della musica ( e di un tempo)“a corda” è un filo conduttore dei tre atti. Perché?

Volevo che ogni spettacolo avesse un ritornello, una musichetta per ogni storia, il Titanic del megafono di Spicchiato, la musica delle bambole-principesse per Nicola e il carillon che il giovane sposo regala alla sua amata in Ballarini. Volevo che lo spettatore uscisse dal teatro con una musica in testa senza sapere di averla,  e poi l’indomani rieccola che riaffiora. Come quando stai guidando o cammini per strada e cominci a canticchiare una musica e poi dici: “ma che musica è?” . La conosci, la canti ma non ti ricordi dove l’hai sentita, non ti ricordi, ma ti è entrata dentro.

Il suo sito personale, ma anche Il Castello della Zisa, ha le bambole per protagoniste. A cosa alludono?

A niente. mi piace vederle girare perché aspetto con grande impazienza il momento in cui si fermano. È là che intervengo: corro a caricarle e tutto ricomincia a muoversi.

Ultimo aggiornamento Martedì 12 Aprile 2011 16:30  
Banner

Sfoglia il numero di questo mese online!
Sfoglia altri numeri

Abbonamento (spedizione postale)
annuo ordinario euro 30,00
annuo sostenitore euro 60,00
per abbonamenti:
Codice IBAN:
IT56 B050 3503 2011 1857 0266 387 VENETO BANCA Fil. Roma Tiburtina
Nuove Proposte Via L.V. Bertarelli, 29/i - 00159 Roma
iscrizione nel registro stampa del tribunale di Roma n. 660/92 del 19/12/1992

Pubblicità in proprio
Tel. : 06 43598964 / 43683672
Mobile : 335 6611311

Archivio Articoli


Visitatori

Tot. visite contenuti : 6040194

Cerca

Pubblicità

Banner

Seguici su FaceBook

Chi cerca trova

Oroscopo

Auguri