“Lontano lontano”, il film di grande umanità firmato Gianni Di Gregorio

Tratto dal racconto “Poracciamente vivere” (Sellerio), è una commovente storia di amicizia, dove il regista romano mette al centro «l’istinto buono, quello abbiamo tutti»

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Lontano Lontano (foto di Sara Petraglia, per gentile concessione)
Giorgio Colangeli ed Ennio Fantastichini, in Lontano Lontano (foto di Sara Petraglia, per gentile concessione)

 

Dal 20 febbraio sarà in tutte le sale “Lontano lontano”, un film di Gianni Di Gregorio tratto dal suo racconto “Poracciamente vivere” (Sellerio), contenuto nell’antologia “Storia dalla città eterna”. Una co-produzione italo-francese Bibi film – Le Pacte, prodotto da Angelo Barbagallo, con protagonisti Gianni Di Gregorio, Giorgio Colangeli ed Ennio Fantastichini, nella sua ultima interpretazione.

La trama

“Lontano lontano” è la storia di tre romani sulla settantina, Attilio (Ennio Fantastichini), Giorgetto (Giorgio Colangeli) e il Professore (Gianni Di Gregorio), variamente disastrati e decisi a lasciare la Capitale per cambiare vita e andare all’estero. Ma come fare, e dove andare? Il Professore, che per una vita ha insegnato latino e greco, è ormai in pensione e si annoia moltissimo, Giorgetto, ultima scheggia del popolo romano, non riesce ad arrivare a fine mese e Attilio, cosmopolita e fricchettone, vorrebbe rivivere le emozioni dei tanti viaggi fatti in gioventù. Sono tutti decisi a cambiare vita e ci riusciranno, anche se in modo del tutto inaspettato.

Il tema dei migranti

Nel mezzo della storia si colloca, in punta di piedi e con grande dignità, il personaggio di Abu (Salih Saadin Khalid), un giovane africano arrivato in Italia con un gommone. Con lui si inserisce il tema dei migranti, entrato con forza durante la stesura del racconto di Gianni Di Gregorio, nel periodo in cui si stavano consumando le tragedie nel Mediterraneo. Abu rappresenta quella parte dell’Italia il cui dibattito è tuttora controverso e spinoso, ma che il film riesce a tradurre in una riflessione profonda e toccante.

Al centro, l’istinto buono

«Abu è il vero viaggiatore dei nostri tempi», afferma Di Gregorio. E conclude: «Da questo punto sono arrivato a parlare di un tema che mi sta molto a cuore: l’istinto buono, quello che abbiamo tutti, certo chi più e chi meno, ma tutti io credo». “Lontano lontano” è dunque un film di amicizia, di avventura, ma anche di solitudine, di speranza e di grande umanità. Sarà in tutte le sale dal 20 febbraio.

Elisabetta Zazza


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