La mafia e la sua rappresentazione nell’ultimo libro di Marcello Ravveduto

La costruzione di un immaginario tra l’egemonia culturale delle organizzazioni criminali e le forme di figurazione narrativa dei media

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La mafia e la sua rappresentazione nell’ultimo libro di Marcello Ravveduto

Tra le pubblicazioni editoriali presentate durante l’ultimo giorno della fiera Più libri più liberi, di particolare interesse è stata quella dedicata al libro di Marcello Ravveduto (nella foto) “Lo spettacolo della mafia. Storia di un immaginario tra realtà e finzione”, edito da Edizioni Gruppo Abele. Sul filo conduttore della domanda «a cosa pensiamo quando parliamo di mafie?» lo scrittore ha parlato di organizzazioni criminali, delle rappresentazioni che ne abbiamo e del fatto che la nostra conoscenza a riguardo sia frutto di un prodotto mediale, sintesi di elementi reali e virtuali. Con la moderazione di Giorgio Mottola e di Ezio Ciconte si è riflettuto su come la letteratura, il cinema, e le serie tv abbiano contribuito alla costruzione di un ritratto del fenomeno mafioso, e di molti stereotipi ad esso legati, e di come le organizzazioni criminali se ne siano spesso appropriate e servite per rafforzare una già esistente egemonia culturale e impedire, ulteriormente, il riconoscimento della propria reale fisionomia.

La mafia e internet. Oltre lo stereotipo

In questa direzione è stata fatta una digressione sulla Google generation e sul fatto che, rispetto a quanto si possa credere, il mondo criminale è sempre al passo con i tempi e si evolve di continuo. La criminalità organizzata è attiva e onnipresente anche nel mondo della comunicazione di massa. Si muove e parla il proprio gergo secolare attraverso i nostri stessi mezzi, social network compresi. Ciò, secondo Ravveduto, svela un modo ulteriore per osservare la mafia, per saperla riconoscere oltre i luoghi comuni, soprattutto quando si impone allusivamente attraverso simbologie, emoji, linguaggio identitario e rimandi a personaggi del cinema.

L’esortazione di Enzo Ciconte

Durante la conversazione ha avuto particolare rilievo la riflessione di Enzo Ciconte, quella per cui se c’è una cosa da fare è demistificare, decostruire la catena degli stereotipi che si sono annidati nelle nostre rappresentazioni. Se la mafia è sopravvissuta nel tempo è anche a causa di un immaginario culturale erroneo che svia da una corretta comprensione del fenomeno, la quale è fondamentale per riconoscerlo e combatterlo nelle sue manifestazioni più veritiere.

Foto e servizio di Maria Laura Zazza


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