Allo Spazio Diamante in scena il teatro del dubbio di Josep Maria Mirò

Fino al 17 marzo si può assistere all’opera del grande autore catalano, "Il principio di Archimede", tradotta e rappresentata dal regista Angelo Savelli

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Il Principio di Archimede (foto Pino Le Pera - per gentile concessione)

Per la prima volta a Roma, presso il teatro di arti performative Spazio Diamante (via Prenestina 230 B), va in scena Il principio di Archimede. Scritto e rappresentato nel 2012 da Josep Maria Mirò, uno dei maggiori drammaturghi contemporanei, lo spettacolo ha avuto un enorme successo non solo in Catalogna, terra d’origine dell’autore, ma in tutto il mondo. È arrivato poi in Italia grazie ad Angelo Savelli, che ne ha curato la traduzione e la regia.

L’autore: Josep Maria Mirò

Josep Maria Mirò, classe 1977, ha studiato teatro e giornalismo, è regista , professore di drammaturgia all’università di Girona e docente di arti sceniche alla Scuola superiore di cinema e audiovisivi in Catalogna. Le sue opere teatrali, tradotte in molte lingue, hanno fatto il giro del mondo e ottenuto prestigiosi riconoscimenti, oltre a un enorme successo di pubblico.

Il Principio di Archimede (foto Pino Le Pera - per gentile concessione)

La vicenda

“Il principio di Archimede”, come molti testi drammaturgici di Mirò, è incentrato sul tema del dubbio. Tutto ruota intorno alla figura di Jordi, un giovane ed estroverso istruttore di nuoto che un giorno, durante un allenamento, dà un bacio a un bambino che piangeva perché aveva paura dell’acqua. Tra molti genitori degli allievi è subito allarme pedofilia. Il gesto di Jordi fa innescare una macchina di fango, paure e pregiudizi che dal sospetto sfoceranno in una spirale di psicosi collettiva. Jordi è colpevole di un abuso o vittima di un pregiudizio? L’obiettivo di Mirò è quello di insinuare il dubbio affinché sia proprio lo spettatore a trovare delle risposte.

Una riflessione sulla società attuale

Il sottotesto del “Principio di Archimede” è certamente una critica alla nostra società. In un mondo in cui la comunicazione viaggia a velocità incontenibili, la riflessione ponderata ha ceduto il passo ai giudizi frettolosi e alle facili paure. La paura di tutto ciò che ci circonda. La domanda allora sarà: vogliamo vivere in una società in cui possono verificarsi abusi ma dove sia ancora consentita la tenerezza, o una società in cui lo stato di sicurezza è così alto da impedire ogni rischio ma anche di esprimere la nostra umanità? Su queste domande verte tutta l’opera di Mirò, in cui lo spettatore sarà chiamato ad arrivare da solo alla verità.

Elisabetta Zazza

Il Principio di Archimede (foto Pino Le Pera – per gentile concessione)


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