Meraviglie d’Italia: Aosta, la sua incantevole valle e i quattro giganti

Monte Bianco, Monte Rosa, Cervino e Gran Paradiso paesaggi affascinanti d’inverno e spettacolari d’estate

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Il Monte Bianco, il Monte Rosa, il Monte Cervino e il Gran Paradiso, vette che superano abbondantemente i 4000 metri, dominano la Pianura Padana della più piccola e suggestiva regione alpina: la Valle d’Aosta, incastonata nel cuore delle Alpi Occidentali. Dopo il cantone elvetico del Vallese, è la regione europea con la maggiore altitudine media: 2016 metri sul livello del mare.

La sua esigua superficie (3262 kmq) cela, come in uno scrigno, una natura rigogliosa, ambienti immacolati e una cultura che identifica una civiltà millenaria. In questi luoghi l’immagine turistica della Valle d’Aosta trova il suo riscontro più immediato. L’insieme delle ricchezze naturali e paesaggistiche rappresentano, infatti, il suo vero patrimonio, alla conservazione del quale i valdostani riservano da secoli il loro massimo impegno.

Nei 70mila ettari del Parco nazionale del Gran Paradiso, il più antico d’Italia, stambecchi, camosci, marmotte e aquile reali dimorano indisturbati e rappresentano una fotografia esemplare della fauna alpina. Tra le numerose aree pittoresche spicca il Parco regionale del Mont Avic, un intersecarsi di valli e cascate modellate dall’azione dei ghiacciai, che comprende una distesa di pini uncinati, numerosi laghi, torbiere, acquitrini e un faggeto popolato da ermellini, pernici, lepri e fagiani.

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Antichi reperti megalitici testimoniano che questa valle era abitata sin dall’epoca neolitica. Incastonata nel crocevia delle Alpi Occidentali, divenne sin dal periodo classico un’importante zona di transito e di collegamento con la Gallia. Augusta Praetoria, l’odierna Aosta, fu costruita nel 23 a. C. dai romani. Alla convergenza delle strade consolari transalpine, i bastioni – l’impianto urbanistico e le porte d’accesso alla città – ancora oggi visibili evidenziano la sua posizione strategica.

Città fra le più belle e sconosciute della nostra penisola. Come un luogo troppo a lungo trascinato e dimenticato è bello riscoprirlo, percorrere le strade del centro con il selciato lastricato di pietre squadrate che odorano di storia, passeggiate fra i monumenti anneriti dal tempo, l’Arco di Augusto, il più noto, la Porta Petronia, il Campanile di Sant’Orso, il Teatro Romano. Ecco le testimonianze di un’antica gloria che sopravvive, per chi ha sentimento e curiosità dei resti attuali, tanto numerosi e importanti da fare di Aosta la città più importante dopo Roma per ricchezza di reperti.

La città di Aosta è forse un caso unico in Italia: per molti, infatti, è meno conosciuta di altri centri minori come Courmayeur, conosciutissima in tutto il mondo, Cervinia, la simpatica cittadina sotto il sontuoso Cervino, Saint Vincent per il suo Casinò più grande d’Europa. Pila, in posizione panoramica di fronte al massiccio del Monte Bianco; Cogne, il principale centro della valle omonima, alla confluenza del torrente Valnontey.

Alloggiando invece ad Aosta valle, è possibile ogni giorno in pochi minuti visitare una località diversa. Lo stesso discorso vale per il turismo estivo o escursionistico, che può trovare in Aosta non solo una base di partenza ma anche tutto il corollario di attività e interessi che completano e integrano la vacanza quali, ad esempio, i servizi di intrattenimento, serate mondane al Casinò. Da non perdere i castelli feudali, molti dei quali Fénis, Verrès, Issogne, tuttora visitabili, che rappresentano un’intensa storia medievale. La regione più piccola d’Italia ospita i maggiori «Quattromila» del territorio nazionale: il Monte Bianco, il Cervino, il Monte Rosa, il Gran Paradiso.

Il passato glorioso di questa regione si ripercuote nel folklore valdostano di antiche tradizioni, tramandato da generazioni, e nella cucina tipica, che valorizza squisitamente i «prodotti poveri» di cui può disporre una regione montana. Primi piatti sovente a base di cacciagione, ottimi salumi come la «nocetta», il lardo di Arnad, il prosciutto di Bosses… delizie anche per il palato più esigente.

Il traforo del Monte Bianco e del Gran San Bernardo hanno trasformato una regione, un tempo isolata nel cuore delle Alpi, in un importante nodo di comunicazione con l’Europa.

Carlo Franciosa


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