Vincenzo Incenzo: «“Credo” è la parola chiave di tutto il mio percorso»

L’autore di “Cinque Giorni”, “L’elefante e la farfalla”, “Strade di Roma”, “Gli angeli” e molti altri successi esordisce come cantautore

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Vincenzo_Incenzo (Foto di Roberto Rocco per gentile concessione)

Dopo aver collaborato per anni con i più grandi artisti della musica italiana come Zarrillo, Dalla, Endrigo, Venditti, Califano, la PFM e tanti altri, Vincenzo Incenzo è uscito allo scoperto lo scorso ottobre con il suo primo album di inediti, “Credo”, prodotto da Renato Zero. L’autore romano ci parla del suo disco e di come è giunto al suo esordio da cantautore.

Come vive questo esordio?
«Sono contento perché è arrivato al momento giusto. Dopo una lunga carriera dietro le quinte sono giunto all’esordio con umiltà e consapevolezza, e questo primo album da cantautore è il concentrato e il culmine di tutti questi anni».

Come nasce “Credo”?
«Quando da una vita componi per altri hai una sorta di pudore a far sentire i tuoi pezzi, anche se ho sempre sperato di fare il cantautore. Questi testi sono rimasti a lungo chiusi in un cassetto, poi un giorno, per caso, Renato (Zero, ndr) ha ascoltato un mio brano ed è rimasto colpito. Mi ha detto che dovevo fare un disco e che me lo avrebbe prodotto lui. All’inizio non ci credevo, ma lui era davvero convinto, aveva fiducia in me, e allora ho iniziato a crederci anch’io».

Il suo album è molto bello, orecchiabile, accosta contenuti e generi diversi con grande elasticità. A cosa si è ispirato?
«Ciò che mi ha ispirato maggiormente è stata la tranquillità che mi ha permesso di scrivere questi pezzi. Oltre agli inediti ho inserito come pillole delle canzoni che hanno segnato la mia collaborazione con Zarrillo tanti anni fa. Le ho interpretate in punta di piedi, perché rispetto chi le ha cantate per anni e le ha in qualche modo legittimate. Devo dire che anche la lezione di tanti artisti con cui ho collaborato mi è servita molto, perché ho potuto sperimentare la scrittura dei testi su tante combinazioni musicali differenti e tanti modi di cantarle».

Quanto ha influito Renato Zero nella realizzazione del suo disco?
«La grandezza di Renato è stata la sua umiltà, perché non ha voluto mettere mano alle canzoni, e io mi sono sentito totalmente libero e sincero in me stesso. Però mi ha dato tantissimi consigli, come si può immaginare: alcune cose le ho digerite in maniera strana all’inizio, ma poi mi sono lasciato guidare, perché lui si era fidato di me e quindi anche io mi dovevo fidare di lui. Apprezzo tutto quello che ha fatto per promuovere questo disco, perché ci ha creduto veramente».

Allora “Credo” è riferito un po’ anche a Renato Zero…
«Esatto. Tra l’altro ho voluto che fosse lui a dare il titolo all’album, perché lo reputo un po’ il padre di questo progetto. Quando ha detto “Credo” mi è sembrato che fosse la parola chiave di tutto il mio percorso».

E lei in cosa crede?
«Io credo che la canzone d’autore possa ancora avere un ruolo di grande comunicazione, parlare della realtà, sollevare domande, proporre grandi temi. Anche se attualmente fa fatica ad arrivare, perché offuscata dalla smania delle visualizzazioni, dei “like”, del successo immediato. Credo che nella musica, come nella vita, bisogna avere grandi sogni per fare cose belle, che durino nel tempo».

Elisabetta Zazza
(Vincenzo Incenzo in uno scatto di Roberto Rocco per gentile concessione)


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