Lino Guanciale si divide tra teatro e tv, ma ha un sogno nel cassetto per l’Abruzzo

L’attore sarà protagonista nel 2019 della seconda stagione de “La porta rossa”, ma intanto si gode i successi delle due fiction andate in onda su Rai Uno “Non dirlo al mio capo 2” e “L’allieva 2”

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Lino Guanciale (Foto Manuel Scrima per gentile concessione)

Ha appena finito di dominare la prima serata di Rai Uno in questo autunno di fiction con “Non dirlo al mio capo 2” e “L’allieva 2”, facendo il pieno di ascolti. Ma le fan di Lino Guanciale non vedono l’ora di poterlo ammirare di nuovo nei panni di Cagliostro nella seconda stagione de “La porta rossa”, altra fortunata fiction, questa volta in onda su Rai Due. Le nuove puntate dovrebbero andare in onda entro la primavera del 2019, visto che sono state ultimate da poco le ultime registrazioni.

Vi aspettavate un successo così per “La porta rossa” nella prima stagione?

«È stata una sorpresa enorme questa fiction sia per noi attori che l’abbiamo fatta che per la Rai che l’ha messa in onda. Nella seconda stagione si è osato ancora di più, si è intervenuti molto sulla scrittura e sulla messa in scena. Con il regista Carmine Elia c’è un bel sodalizio. Sono davvero molto contento che “La porta rossa” sia andata bene, mi dà la possibilità di giocare da un lato con la serialità tradizionale e dall’altro con una serialità più sperimentale, costruita con i crismi del mercato internazionale. Per un attore sono stimoli importanti».

Due fiction “Non dirlo al mio capo 2” e “L’Allieva 2” con lei protagonista praticamente mandate in onda una dopo l’altra…

«Spero che il pubblico non si rompa le scatole a vedermi continuamente sul piccolo schermo. Ma in queste due fiction abbiamo messo tanto materiale che non credo ci sia da annoiarsi».

Qualcosa di divertente successo sul set di “Non dirlo al mio capo 2”

«L’ingresso di Gina, il cane di Vanessa Incontrata, sarà stata una coincidenza ma arrivava sempre mentre giravamo le scene più drammatiche, nei momenti topici. Ma anche questo aiuta a sdrammatizzare, è stata una presenza lieta. E poi è stato divertente avere Perla in ufficio, nella passata stagione i nostri personaggi si interfacciavano poco, in questa stagione invece molto di più, perché lavorava nel mio ufficio. Chiara Francini è un attrice con cui ci si diverte sempre molto. È stato tutto ben gestito dal regista Riccardo Donna, una guida determinante e molto abile nel tenere coesa una materia che si è arricchita tanto nella seconda stagione».

Solo tv in questa stagione o anche teatro?

«Moltissimo teatro nei prossimi mesi. Mi prendo una piccola pausa dalla tv, nel senso che non girerò altre fiction per ora. Con Gabriella Pession toccherò tanti teatri in Italia con un nuovo spettacolo che si chiama “La signoria Julie” di Strindberg, un adattamento di Patrick Marber, autore di Closer. E poi gireranno molto anche altri due spettacoli “Ragazzi di vita” e “La classe operaia va in paradiso”. Ho amato molto quest’ultimo progetto perché è partito da una mia idea».

Come vive il suo lavoro di attore?

«Il mestiere che faccio rappresenta la possibilità di guadagnarmi da vivere facendo una cosa che mi piace, per molti aspetti non è un lavoro perché è una passione. Le due cose non sono scisse. Lavoro e vita personale vanno di pari passo, ed è tutto funzionale. Quando quello che fai ti piace è molto bello, hai una sensazione di integrità».

Lei è abruzzese, è nato ad Avezzano. Che rapporto ha con la sua città? Ci torna spesso?

«Moltissimo, sono il direttore artistico del teatro della mia città, e come posso cerco di tornare per fare delle cose lì. È una regione tanto ricca di potenzialità, quanto povera – nelle ultime decadi – di occasione di crescita culturale. È anche una regione molto ferita, ma è talmente bella che se hai la fortuna di avere successo devi fare il possibile per tentare di tirar fuori il suo potenziale. L’Abruzzo ha una grande varietà paesaggistica, sia urbana che naturale, dovrebbe diventare la mecca delle produzione nostrane e non solo. Si potrebbe cominciare dal creare una Film Commission (commissione cinematografica predisposta per attrarre produzioni in alcuni territori, ndr)».

Si comincia dal gettare una pietra, e poi chissà che non venga costruita tutta la casa!

Gianna De Santis


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