Il Nepal tra storia e misteri: dagli stupa all’uomo delle nevi

Un paese molto dissimile in tutto ciò che si può immaginare da uno stato orientale

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Himalaya

Gli occhi di Buddha scrutano il mondo, ma non lo condannano. Dipinti sulla sommità di ogni stupa – costruzioni circolari edificati in Nepal a ricordo del grande filosofo -, questi occhi che stupiscono per la loro grandezza e ingenuità osservano i movimenti dell’uomo e tacciono. L’interpretazione di ciò che vedono è stata predicata da Buddha ed è ancora attuale. La natura intorno aiuta la meditazione. I colori accesi stimolano il pensiero. La gente vivace e cordiale invita a restare. Si può riassumere così la bellezza di questo paese che, non ha il fascino dell’India, sua stretta parente, ma forse è ancora più bello, se per bellezza si intendono tutte quelle cose che colpiscono lo sguardo.

Il territorio del Nepal è grande poco meno della metà dell’Italia, è una repubblica federale democratica dell’Asia meridionale di 14.7181 km² con 29.959.364 abitanti, la cui capitale è Kathmandu. Confina a nord con la Cina (Tibet) e a sud con l’India ed è uno stato senza sbocchi sul mare. Il territorio dello stato himalayano, compreso tra la pianura del Gange e la catena montuosa dell’Himalaya (con l’Everest 8848m e il Kanchenjunga 8386m), presenta un dislivello notevole (da 80 a 8848m). Geograficamente è parte del subcontinente indiano.

La capitale Katmandu è situata a circa 1350m d’altitudine, con una popolazione di 850 mila abitanti e circa 150 mila nell’intera area metropolitana, comprendente varie città e villaggi, tra cui Lalitpur e Bhaktapur. L’area si estende nella cosiddetta valle di Kathmandu, corrispondente all’alto bacino del fiume Bagnati. La città di Pokhara invece, situata nella regione centrale ai piedi del massiccio dell’Annapurna, con i suoi 200 mila abitanti (circa 300mila nell’area metropolitana) è il secondo agglomerato urbano nepalese e precede poche altre città che superano i 100 mila abitanti (Dharan, Hetauda, Butawai, Biratnagar e Birgan).

Circa la metà della popolazione del paese vive con meno di 1,25 dollari al giorno. Il 28 dicembre 2007 il parlamento nepalese ha approvato un emendamento costituzionale che ha sancito la transizione dalla monarchia alla repubblica, avvenuta il 28 maggio 2008 mediante la votazione unanime dell’Assemblea Costituente, del presidente Bidhya Devi Bhandari. Il primo ministro è Shem Bahadun Deba. La lingua ufficiale è il nepalese. Il Nepal è diviso in cinque regioni di sviluppo. L’assetto statale risulta provvisorio. Attualmente il Parlamento del Nepal è attivo in funzione di Assemblea Costituente, la cui elezione è avvenuta il 10 aprile 2008.

Il Nepal è affollato di persone molto povere che si muovono tra animali da cortile e da stalla liberi nelle case, nelle strade, nelle piazze. Anche nel Nepal la vacca è sacra e alla sua sacralità si aggiungono i riti delle più diverse religioni che mescolano le loro dottrine in ibride usanze. Il buddhismo, come l’induismo è il maggior responsabile della spiritualità primitiva assai sentita del paese che conserva tradizioni lontanissime con, ancora oggi, molti seguaci. Consuetudini dettate dai bisogni di una società che si evolve con gli stessi ritmi della natura, lenti ed essenziali e agli usi del resto del mondo.

Nepal

Nepal curioso, in cui l’antico e il moderno si affiancano in cerca di identità. Recipienti di plastica fanno sfoggio accanto ai catini di rame ancora saldati con chiodi, scarpe da ginnastica, sintetiche, vestono l’uomo che indossa una giacca dal taglio inglese su corte tuniche orientali. Le donne vestono sari colorati e nella cassa del corredo conservano gli abiti tradizionali da indossare nei giorni di festa. Animali preistorici sono ancora sui monti. Lo Yeti, abominevole uomo delle nevi, resiste con il suo mistero e nelle valli una fauna ricchissima vive in piena libertà. La Cina fa sentire la sua influenza nelle costruzioni a pagoda e nei lineamenti del volto della gente. Occhi lunghi e zigomi alti danno ai nepalesi una dolcezza misteriosa, che facilmente si tramuta in cordiale allegria. È un popolo pronto a sorridere e danzare.

Danza e musica accompagnano anche le circostanze più banali. È una terra dove è preghiera sventolare bandiere e comporre suoni, dove è gioco far volare gli aquiloni, dove vivere è amore, dove riposo è meditare. La spiritualità si nutre di riti concreti e nello stesso tempo il sogno riempie la mete degli uomini. Si cerca felicità che non è di questo mondo e si aspetta la morte per raggiungerla. Le cime dell’Himalaya dominano panorami accentuando i riflessi dei fiumi carchi di acqua, dei laghi nascosti, delle città e de villaggi raccolti intorno alle testimonianze del passato, che si intuiscono nell’architettura elegante e di ottimo gusto consumata dal tempo. Un quadro d’autore in cui viene voglia di entrare e rimanere. Un paese che fortifica la sua natura esaltando le tradizioni. Un insieme di credenze e speranze da unire al mito del progresso. Il Nepal è membro di Onu e Wto, la moneta vigente è la rupia nepalese, a Roma l’ambasciata è a piazzale Medaglie d’oro 20.

Carlo Franciosa


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