Guido Reni e il suo “Sant’Andrea Corsini” per la prima volta a confronto con la replica di Masucci

Nella Galleria di via della Lungara a Roma una grande esposizione svela i legami tra Barberini, Corsini e i capolavori commissionati fra Sei e Settecento

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Vittorio Demignot - La Vergine in adorazione del Bambino

Le Gallerie Nazionali di Arte Antica, nella sede di Galleria Corsini in via della Lungara 10 a Roma, aprono le porte a una mostra di grande rilievo artistico: “Guido Reni, i Barberini e i Corsini. Storia e fortuna di un capolavoro”, curata da Stefano Pierguidi. Un’esposizione grandiosa di opere monumentali che lega, intorno al tema del rosso cardinalizio, le due nobili famiglie toscane. Al centro della preziosa collezione domina imponente il capolavoro di Guido Reni, il “Sant’Andrea Corsini”. Il santo fu canonizzato nel 1629 da papa Urbano VIII, al secolo Maffeo Barberini, e fu proprio in quell’occasione che al pittore bolognese, il più ambito e stimato del Seicento, fu commissionato da Ottavio Corsini un quadro che segnò un passaggio cruciale nella storia dell’arte fra Sei e Settecento, la “Visione di Sant’Andrea”.

 SANT’ANDREA, GUIDO RENI E MASUCCI A CONFRONTO

Questo straordinario dipinto, oggi conservato agli Uffizi, lega in maniera indissolubile il destino delle due famiglie, e non solo per via della commissione, ma anche perché l’opera fu replicata su richiesta, circa un secolo dopo, da Agostino Masucci, pittore romano oggi poco conosciuto, ma di grande rilievo nella Roma del Settecento, e pittore favorito dei Corsini come Reni lo era dei Barberini. Affinità elettive e artistiche, che per la prima volta si incontrano una accanto all’altra in questa mostra esclusiva per essere ammirate e confrontate.

LA MOSTRA A ROMA

L’esposizione offre poi una serie di altri percorsi di lettura attraverso ulteriori capolavori che rivelano il cammino storico e artistico dei suoi artefici. Come “L’estasi della beata Caterina de’ Ricci” di Masucci, opera a sua volta eseguita in occasione della beatificazione della nobildonna fiorentina nel 1732, o gli splendidi lavori di Reni su tela, su rame, su arazzo e perfino su seta, materiale che il pittore bolognese riteneva il più prezioso perché capace di resistere all’usura del tempo. Un excursus notevole tra collezionismo, mecenatismo e paradigmi artistici di grande valore, godibili anche da un pubblico non esperto. La mostra è visitabile dal 16 novembre e resterà aperta fino al 17 febbraio 2019.

Elisabetta Zazza


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