Armando De Ceccon al teatro LoSpazio con lo spettacolo “Me-Deo una voce umana”

L’attore e regista, noto al pubblico televisivo per la sua partecipazione a “Cento Vetrine” e a “Vivere”, porta in scena la tragedia dei padri separati in un monologo che fonde la Medea di Euripide con il dramma di Cocteau

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Armando De Ceccon

Armando De Ceccon, attore di teatro, cinema e tv, sarà al Teatro LoSpazio in via Locri 42/44 a Roma dal 28 novembre al 1 dicembre con “Me-Deo una voce umana”, uno studio ispirato alla Medea di Euripide che si congiunge al celebre monologo di Jean Cocteau, “La voce umana”.

IL TELEFONO

Tutto si srotola attraverso una telefonata. Il protagonista è alle prese con una passione amorosa travolgente e l’imminente tragedia della separazione. Un dramma in cui ognuno di noi si può riconoscere. Il telefono diventa il canale privilegiato di una rappresentazione ipocrita dei sentimenti, mezzo di non-comunicazione che esclude allo sguardo la verità del cuore. Ma non è tutto. La separazione porta con sé anche l’allontanamento dai propri figli.

LA CRISI ESISTENZIALE

È qui che il monologo ideato da Armando De Ceccon fa emergere il fallimento di un uomo che ha perduto tutto e si ritrova improvvisamente solo, alienato, in piena crisi esistenziale. Vivere un amore significa costruire l’idea e il senso di una famiglia, in cui la propria donna e i propri figli sono punti di riferimento incrollabili. Ma, proprio come in Cocteau e nella Medea di Euripide, anche l’amore più forte può crollare e fare terra bruciata intorno a sé. Ed è nella distruzione di ciò che si ama il più grande paradosso dell’animo umano.

LA TRAGEDIA DEI PADRI SEPARATI

Armando De Ceccon porta in scena un’esplorazione a cuore aperto che mette a fuoco la tragedia dei padri separati e il dramma dei figli che, in una società votata all’individualismo e al piacere, diventano vittime sacrificali sull’altare dell’egoismo e dell’indifferenza. Il modello genitoriale proposto dall’attore genovese si fa occasione per sviluppare temi importanti come la responsabilità verso l’altro da sé, la difficoltà dei figli a trovare la propria identità, la capacità di diventare adulti, il coraggio di amare.

Elisabetta Zazza


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