Adozione: un lungo cammino di ricostruzione del sé. Il parere dell’esperta

La dottoressa Ilaria Martelli Venturi ci racconta cosa significa adottare un bambino e come affrontare in maniera consapevole una scelta tanto bella quanto coraggiosa

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Adozione

In Italia sono ancora molte le coppie che, o non riuscendo ad avere figli in modo naturale o avendo un desiderio profondo di allargare la famiglia, ricorrono all’adozione. Una scelta di grande generosità e impegno che negli ultimi anni e per diversi fattori è scesa drasticamente, ma tuttavia resiste. Il mondo è pieno di bambini che hanno bisogno di amore, di cure, di una famiglia, per questo l’adozione non è soltanto una scelta individualista che riguarda il desiderio di una coppia di diventare genitori, ma è anche e soprattutto una scelta coraggiosa. Ma cosa comporta per una coppia, dal punto di vista psicologico ed emotivo, una scelta del genere? A quali problematiche si va incontro e come prepararsi in maniera consapevole? A queste domande ci risponde la dottoressa Ilaria Martelli Venturi, Dirigente Psicologa Asl Roma 1 e Responsabile Adozioni internazionali sede di Roma Nadia Onlus.

«Adottare un bambino è davvero una scelta coraggiosa – spiega la dottoressa Martelli Venturi –. Non a caso, durante la valutazione sull’idoneità genitoriale, i professionisti del settore tendono un po’ a scoraggiare le coppie, sia per sondarne la motivazione, sia per capire le risorse che hanno i due coniugi per far fronte a un percorso così bello quanto impegnativo. Lo dico come psicologa, ma anche come mamma adottiva».

Ma genitori si nasce o si diventa?
«Non è un luogo comune quando si dice che “fare il genitore è il mestiere più difficile” – aggiunge –, perché non esiste un manuale di istruzioni e non esiste il genitore perfetto: bisogna lavorare su se stessi per essere capaci di dare stabilità e sicurezza al proprio figlio, per aiutarlo a sviluppare una personalità sana ed equilibrata. Se essere un genitore è difficile, lo è ancora di più essere un genitore adottivo, perché richiede delle competenze in più, una sensibilità e una capacità di comprensione degli stati emotivi del bambino superiori a quelli di un genitore biologico, perché i bambini adottati hanno spesso subito esperienze di abusi, maltrattamenti, trascuratezza, abbandono, elementi con cui un genitore adottivo dovrà fare i conti per tutta la vita, senza mai dimenticarsene».

Quanto è complesso un percorso di adozione?
«Adottare significa mettersi in gioco profondamente per essere in grado di costruire un rapporto d’amore con un figlio nato da altre persone e che ha bisogno di risanare una grave ferita per ricostruire la propria identità. Le prime fasi dell’adozione sono, infatti, le più cruciali: soprattutto nei primi due anni, periodo nel quale il bambino deve riorganizzarsi per costruire un legame con i nuovi genitori e imparare a fidarsi di loro, si possono presentare alcune situazioni tipiche che è necessario saper affrontare con consapevolezza. Il bambino potrebbe assumere atteggiamenti allarmanti, come estrema autosufficienza o insicurezza, mancanza di autostima, distanza, rabbia o diffidenza: bisogna lasciare che il piccolo si esprima e si adatti alla nuova situazione rispettando i suoi tempi affinché l’adattamento avvenga in modo graduale. Costruire l’idea di famiglia è il primo passo per realizzarla concretamente».

Un cammino lungo sì, ma fatto insieme giorno dopo giorno.
«Il bambino deve avere la sicurezza di essere amato sempre e comunque – conclude Ilaria Martelli Venturi –, anche quando sbaglia: un buon genitore deve imparare a comunicare con lui bilanciando i comportamenti amorevoli con quelli autorevoli, dargli sostegno, fiducia e un affetto e una presenza costanti. Un giorno, quando sarà grande, farà domande sulla sua origine e i genitori dovranno rispondere con molta serenità, dandogli tutte le spiegazioni di cui avrà bisogno: aiutarlo nel processo di riparazione prevede anche il recupero della sua storia, della sua identità. Adottare significa, in sostanza, ridonare al bambino una visione di sé e del mondo che sia finalmente equilibrata, positiva e serena».

Elisabetta Zazza


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