Non è una piscina in giardino

La commedia di Antonio Amoruso e Chiara Tron presentata al Piccolo Teatro San Pio

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Il 24 e 25 febbraio la cornice del Piccolo Tetro San Pio si apre ad una commedia, che mira a strappare una risata ma anche molti spunti di riflessione, con note umoristiche e tendenti alla black comedy. Non è una piscina in giardino, questo il titolo, è stata ideata da Antonio Amoruso, che ha voluto rappresentare una parte della sua biografia facendo trasparire sul palco la figura della famiglia moderna. I due atti vedranno descritte le vicende di un manager, da poco arrivato alla pensione, ritrovarsi a vivere una quotidianità casalinga, al fianco di moglie e figlia, che fino a quel momento non gli apparteneva. Questo porterà le due donne a non accettare di buon grado questa situazione, fino ad arrivare a pochi giorni dal Natale a scoprire una verità fino a quel momento celata attraverso una visita inaspettata. Parlando del cast, importante la partecipazione del protagonista Gaetano Ingala e la regia del talento esordiente Chiara Tron. Quest’ultimi sono intervenuti parlandoci nello specifico dello spettacolo. Il primo, laureato in cinema, televisione e produzione multimediale, ha attraversato nella sua carriera ruoli poliedrici in mondi diversi, come il cinema e la tv ma anche cimentandosi in esperienze radiofoniche. La seconda, partita nella sua carriera come attrice è passata al suo debutto in regia, che si prospetta un bel trampolino per la sua giovane età artistica.

Gaetano hai viaggiato spesso nei mondi della commedia. Com’è il mondo di Non è una piscina in giardino (dal punto di vista attoriale)?

I viaggi sono belli perché parti ma non sai mai cosa ti aspetta né durante e né all’arrivo, quindi anche questo viaggio, è come gli altri. Ancora una volta il viaggio è emozione, questa volta però è diverso e non so davvero cosa aspettarmi al mio arrivo.

Com’è stato lavorare in sinergia con il giovane talento Chiara Tron (regia) e con l’autore-produttore Antonio Amoruso?

Sia in teatro o che faccia cinema, si crea sempre intorno a me una famiglia e in famiglia si sa, ci si vuole bene tra abbracci, scontri e risate. Essere il protagonista di questa storia è una fortuna, per la travolgente e meticolosa regia di Chiara Tron, e per la cura autoriale di Antonio Amoruso, sempre a favore dell’arte e non del marketing, come ormai molti sono soliti fare nel campo culturale italiano.

Chiara ora parliamo del tuo lavoro: una commedia che ha del surreale. Quanto è stato surreale adattarla e dirigerla?

Quando a luglio ho letto il testo di Antonio, devo ammettere che immagini e scambi di battute si sono palesati quasi immediatamente, ma anche in continua evoluzione con tagli di scene già esistenti nella versione di luglio e talvolta con aggiunta di scene create ex novo nate durante il montaggio. Questa commedia mi ha davvero presa a 360 gradi e mi ha dato modo di trovare spunti e idee anche in momenti inaspettati della giornata tanto la sento parte di me.

Attrice e regista. Qual è la strada che stai percorrendo e che percorrerai in futuro?

Fino a quest’anno mi ero sempre considerata attrice e come tale mi sono formata. Vivendo sul palco però e lavorando con persone capaci, ho avuto modo di assorbire davvero tanto. Da ottobre ho scoperto il mondo della regia che devo dire che mi affascina molto, mettendo in pratica quanto imparato. Per il futuro non mi voglio limitare con lo scegliere tra l’una e l’altra strada perché sono due percorsi che mi piacciono molto e che possono darmi tanto perciò non voglio privarmene.

Di Riccardo Borgia

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