La Costa d’Avorio, il fascino dell’Africa nera

Vale la pena un viaggio in Costa d’Avorio, terra dei mille misteri

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Questo Paese è forse uno dei più rappresentativi dell’Africa che cambia. Un paese, più degli altri, pieno di contrasti che, pur ancora fortemente legato alle tradizioni e alla cultura passata, si sta proiettando velocemente verso il futuro conservando la sua cultura.

Il Paese prende il nome dalle zanne degli elefanti, che un tempo vivevano numerosi in questi luoghi; veniva anche chiamata “Costa dei denti”, col chiaro riferimento al commercio delle zanne d’elefante che, a partire dal secolo XIV, attirò sempre più numerosi mercanti portoghesi, francesi e non solo.

Da Roma ci sono cinque ore di volo per raggiungere Abidjan, la capitale, e poi in meno di un’ora di auto si arriva nel cuore di un paradiso naturale: foreste, acque dell’Atlantico e la laguna.

Gli ivoriani, così sono detti gli abitanti della Costa d’Avorio, chiamano “alei” questo placido specchio d’acqua che si estende per oltre 200km giungendo quasi al confine con il Ghana.

Il paesaggio lagunare è mutevole in alcune zone e largo appena un centinaio di metri, in altre si estende a perdita d’occhio: è possibile trovare qualche pescatore disposto a prendere gli ospiti sulla piroga di legno nero per accompagnarli nella scoperta del magico della laguna e dei misteri della foresta che vi si specchia. L’accompagnatore ivoriano certamente proporrà di sostate presso una capanna che si intravede tra la boscaglia. Amate il brivido? Sarete accontentati perché vi troverete circondati dai coccodrilli. Ve ne sono di tutte le taglie, ma presto noterete che si lasciano tirare la coda dai ragazzini, almeno quelli più piccoli.

La foresta riserva anche altre sorprese. Molto interessante è la visita di Kontankaniun, piccolo villaggio formato da alcune capanne di fango e tetti di paglia. Questo è uno dei luoghi che conserva l’atmosfera africana di una volta. A Kontankaniun si produce il distillato più imbriante del continente nero, secondo sistemi antichi. Antichissimi alambicchi, simili a quelli che la fantasia degli occidentali colloca nei laboratori delle streghe, consentono di distillare la pregiatissima grappa. Secondo la gente del luogo questo liquore ha virtù magiche. Ma vale anche la pena andare alla scoperta dei piccoli antri dove artigiani lavorano l’avorio e le donne preparano i batik, dipingendo coloratissime scene africane sul colore.

Da vedere anche Yamaussoukro, il villaggio natale dell’ex presidente della Costa d’Avorio Houphouet Boigny, trasformato con ingenti investimenti in una città con superstrade a otto corsie, pressochè deserte. Qui sorge accanto ad una moschea e al lago dei coccodrilli sacri, la versione africana della Basilica di San Pietro, costruita in soli tre anni, dal 1986 al 1989. La cupola lievemente più bassa di quella della Santa Sede, è tuttavia sormontata da un’enorme croce d’oro che le conferisce il primato della Chiesa più alta di tutta la Cristianità.

All’interno, 36 spettacolari vetrate prodotte artigianalmente dai migliori vetrai di tutto il mondo. Sebbene siano state trovate tracce di culture neolitiche, ben poco si sa sul passato di questo Paese. Come già detto, i primi europei a sbarcare furono i portoghesi e i francesi, che avviarono scambi sempre più intensi con le popolazioni locali. Ben presto il commercio principale però fu la tratta degli schiavi, poi oro, avorio e semi di palma da olio. I francesi, tramite accordi con capi locali, tra il 1838 e il 1842 si assicurarono possedimenti lungo la costa e via via verso l’interno, ma nel 1880 trovarono forte opposizione nel capo Almamy Samory, la cui figura è rimasta leggendaria. Nel 1960 la Costa d’Avorio ottiene l’indipendenza dalla Francia. La capitale è Yamoussoukro, Abidjan e sede del governo, la moneta è il Franco CFA, la lingua è il francese. Ambasciata in via Spallanzani, 4.

Di Carlo Franciosa

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