Monet: dal Musée Marmottan le opere più care dell’artista

Al Vittoriano, fino all’11 febbraio il nucleo più importante e numeroso.

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mostra monet

di Alessandra Broglia

Circa 60 opere, per rinnovare quelle emozioni che da sempre Claude Monet riesce a suscitare in tutti noi, con la sua pittura en plein air. Opere che l’artista conservava nel suo “buen retiro” di Giverny, nonché prestiti eccezionalmente presenti a Roma, per un museo che nel 2014 ha festeggiato 80 anni di vita. Così suggestivo l’ambiente creato nel corridoio d’ingresso, dove si può provare a immaginarne gli odori, tra la fantasmagoria di colori dei suoi soggetti floreali, ricreati come affreschi video, tali da farci sentire protagonisti nel suo giardino.

Ma dopo questi passi, degni di una piacevole realtà onirica, ecco i primi lavori, come le caricature della fine degli anni ‘50 dell’800, frutto dei primi soldi che a Le Havre, sua città natale, gli permisero l’inizio della fama. La sua tavolozza, la sua pipa e i suoi occhiali speciali, forte ausilio alla sua vista, che negli ultimi anni andava scemando. Si passa poi per i paesaggi rurali e urbani di Londra, Parigi, Vétheuil, Pourville, e delle sue tante dimore, compresa la Liguria, una parentesi italiana, messa in evidenza dal dipinto del castello di Dolceacqua. Ma il percorso continua tra la ritrattistica dei figli, dove si evidenzia il figlio Michel neonato, nonché ai fiori del suo giardino, passionalmente costruito negli anni: la modernità dei salici piangenti, del viale delle rose, le monumentali ninfee e glicini, la campagna francese e la natura in ogni sua fase; fino alla costruzione del celeberrimo ponte giapponese.

Una sorprendente piccola passeggiata, decorata da immagini-video in forma di flower carpet, accompagna il visitatore in quest’ultima parte dell’esposizione, in segno di saluto. Curata da Mariane Mathieu è promossa dall’Ass. alla Crescita culturale-Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma Capitale, con il patrocinio del Min. dei Beni e delle Att. Culturali e del Turismo e della Reg. Lazio. La retrospettiva è prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia in collaborazione con il Musée Marmottan Monet, Paris. Ma vogliamo lasciarvi con ciò che disse Guy de Maupassant per descrivere il suo rapporto con la luce: “In questo paese, ho spesso seguito Claude Monet in cerca di “impressioni”. Non era un pittore, in verità, ma un cacciatore. Andava, seguito dai bambini che portavano le sue tele, cinque o sei tele raffiguranti lo stesso motivo, in diverse ore del giorno e con diversi effetti di luce. Egli le riprendeva e le riponeva a turno, secondo i mutamenti del cielo. E il pittore, davanti al suo soggetto, restava in attesa del sole e delle ombre, fissando con poche pennellate il raggio che appariva o la nube che passava… E sprezzante del falso e dell’opportuno, li poggiava sulla tela con velocità”.


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