E poi lo chiamano servizio pubblico

Ecco il trattamento riservato da un dipendente A.T.A.C. a chi ha difficoltà di deambulazione

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servizio pubblico roma

di Fabio Bogi

Saltando qualsiasi preambolo inutile, espongo immediatamente il fatto, accaduto il giorno mercoledì 18 ottobre di quest’anno, in Piazza Flavio Biondo intorno alle 17.40 circa. Ero sceso dal treno che portava a Fiumicino e mi stavo avviando verso il capolinea della linea 786 per andare verso via Portuense. C’era un autobus fermo e mi avvicino.

Nel frattempo sale a bordo del mezzo l’autista. Conscio del fatto che per me è impossibile correre, cerco di sveltire il passo richiamando l’attenzione del dipendente che nel frattempo aveva messo in moto il mezzo (linea 786 autobus numero 3172).

Lo stesso autista mi guarda, vede che sto andando verso di lui, guarda il bastone che mi serve come ausilio per camminare, vede i cenni che gli sto facendo, mi chiude le porte in faccia (ero a non più di cinque – dico CINQUE METRI di distanza dall’autobus) e girandosi volendo far finta di non avermi visto (IMPOSSIBILE data la vicinanza e i segnali che stavo facendo) se ne va. Mi dirigo verso il gabbiotto dove stazionano gli autisti e faccio le mie rimostranze.

Un degno collega del figuro di cui sopra, preso da un’irrefrenabile inutile e vile accesso di cameratismo, mi dice, con aria quasi di scherno:”Ha il semaforo rosso. Vada alla prossima fermata”. A questo punto una passeggera lo investe dicendogli:”Ma non lo vede? Il signore non cammina certo come potete fare voi. Si vergogni!”.

L’unica persona in divisa che ha dimostrato un po’ di umanità è stato il responsabile all’interno del gabbiotto, che ha abbassato gli occhi e ha scosso la testa, come per dirmi:”Scusa quell’incivile”. Ma l’incivile in questione si rende conto che lo stipendio che porta a casa viene anche dalle tasche di chi si abbona o paga il biglietto e ai quali DEVE dare un servizio GIÀ PAGATO? Speriamo che l’A.T.A.C. stessa provveda a farglielo capire, magari mandandolo a piedi per un po’.


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