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Proviamo a chiarire il concetto di fusione a livello atomico e anche più in profondità

di Fabio Bogi

A seguito dello scontro fra due stelle di neutroni, cerchiamo di rendere più comprensibile possibile il fenomeno verificatesi nelle profondità dell’Universo. Ci viene insegnato che il nucleo di ogni atomo, a parte quello dell’idrogeno (ma non dei suoi isotopi), è composto da particelle elementari che prendono il nome di protone (carica +) e neutrone (carica 0). Questo è quanto veniva insegnato tanti anni fa nelle scuole superiori. Ma la scienza si è addentrata nelle viscere della creazione e sono venuti alla luce i quark con tutte le loro diverse caratteristiche.

Per evitare di dover scrivere solo per addetti ai lavori, facciamo un semplice esempio. Consideriamo questi quark come se fossero dei granelli di energia condensata tenuti assieme da una enorme forza. Quando una forza maggiore agisce su di essi, spingendoli l’uno contro l’altro, le particelle composte da questi quark (nel caso specifico i neutroni) prima è come se si spezzassero separando un quark dall’altro per riunirsi successivamente (fondersi) in una diversa combinazione, dando origine ad atomi diversi da quelli di partenza (ma sempre secondo le complesse leggi della fisica atomica e nucleare) e ad un’enorme quantità di energia che si libera secondo la ben nota equazione di Albert Einstein E=mc2, cioè quello che manca come materia (che altro non è che energia “congelata”) viene liberata, viene “scongelata” e torna allo stato di energia pura.

Considerando che “c” è la velocità della luce (cioè 300.000 km/sec  = 3 x 108 m/sec), “m” la massa di materia trasformata in energia “E”, si può ben capire l’enorme quantità di quest’ultima, che, per una microscopica quantità di materia, raggiunge un valore molto superiore a quello necessario all’umanità tutta per un anno intero.


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