Intervista a Gennaro Francione giudice-scrittore, ma anche drammaturgo, regista e attore
di Mario Russo

Si definisce un giudice "pentito", ma Gennaro Francione è più di un giudice: è un uomo che ha scelto di onorare la verità, e lo ha fatto attaccando la toga al chiodo e seguendo la via dell’arte e particolarmente del teatro. Lo ha fatto con un successo crescente, scrivendo e mettendo in scena numerosi drammi e commedie. Allo stesso tempo, però, ha continuato a portare avanti le sue idee, in convegni e attraverso il web, creando un movimento di pensiero destinato sicuramente ad incidere anche sulla spinosa questione giudiziaria, soprattutto su quella riforma che il Paese attende.
A questo giudice prestato al teatro, O meglio a questo drammaturgo prestato alla giustizia abbiamo rivolto alcune domande.
Una domanda paradossale, anche per lei giudice “rivoluzionario”: lei crede nella giustizia?
Da magistrato, nella mia ultratrentennale carriera, mi sono accorto che la giustizia non è di questo mondo. Non per colpa dei giudici, ma della dea Temi che, in quanto bendata e con occhi sanguinanti, opera come la dea Fortuna, a casaccio ora assolvendo ricchi corrotti e ora condannando poveracci reietti di borgata.
E quindi davvero non c’è un giusto in terra?
Ecco io credo che l’essere più equo al mondo non sia il giudice che applica spesso la legge formale, basata su ombre, indizi, rappresentazioni parziali della realtà, ma il poeta. Per cui Francione giudice deve tutto a Francione artista anche il coraggio avuto di emettere sentenze rivoluzionarie come quelle sui poveracci costretti a vendere cd contraffatti per strada o ladri di prosciutto in un supermercato, assolvendoli per stato di necessità ovvero fame.










